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Non esistono documenti di Leonardo che facciano riferimento
chiaro e diretto al progetto. Rimangono solo pochi indizi, il che
rende la ricostruzione ancora più misteriosa e affascinante.
Di questo leone sono state anche ipotizzate delle fantasiose rappresentazioni
grafiche, spesso disegnandolo dorato e in piedi con i gigli che
scendono dal petto aperto di fronte al re di Francia.
Quel che è certo è che non esiste nessuna testimonianza
diretta. Vasari, Lomazzo e Buonarroti riportano tutti racconti
di altri. Pertanto quel
che hanno scritto non va necessariamente preso alla lettera e non aiuta più di
tanto nel tentare una ricostruzione corretta. In ogni caso, leggendo le loro
parole è solo nella Descrizione delle
felicissime nozze... del Buonarroti che si parla di un leone che si alza
in piedi. |
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In
ogni caso, leggendo le loro parole è solo
nella Descrizione delle felicissime nozze... del Buonarroti che
si parla di un leone che si alza in piedi. E in questo caso si tratta di
un secondo
leone, non di Leonardo, costruito per questa celebrazione del 1600. Riteniamo
quindi più corretto, nel tentare una ricostruzione dell’automa
di Leonardo, non prendere in considerazione il fatto che si alzasse in
piedi.
Quel che si può riassumere incrociando le testimonianze è che
questo robot doveva assomigliare esternamente a un leone, poteva muoversi
in avanti forse imitando la camminata di un felino e sicuramente funzionava
tramite ingranaggi. Una volta terminato il suo spostamento, doveva mostrare
o far cadere a terra alcuni fiori, probabilmente contenuti in un vano
anteriore o nella bocca.
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Leonardo,
da grande osservatore del mondo, scrive brevi note su moltissimi
animali. A proposito dei leoni sottolinea particolari come
il fatto che tengano retratte le unghie sino a quando non sono
sulla
preda,
che la leonessa
abbassa gli occhi
dinanzi alle armi e che questi animali temano “lo strepito delle vote
carrette e simile il canto de’galli”. Addirittura, per sostenere
il concetto della superiorità dell’odorato negli animali rispetto
agli uomini, Leonardo scrive:
“Ho veduto nella spezie leonina, nel senso dell’odorato
avere parte della substanzia del celabro, discendere in assai capace ricettaculo
contro al senso dello odorato, il quale entra in fra gran numero di sacculi
cartilaginosi, con assi vie contro l’avvenimento del predetto celabro”.
Si tratta di testimonianze che lasciano presumere non solo la sua osservazione
diretta di questi felini, ma addirittura il fatto che li abbia sezionati. È plausibile
che possa averli studiati a Firenze, negli ultimi mesi del 1513, dove (dietro
il palazzo della Signoria) si trovava il serraglio dei leoni. Ancora oggi la
strada che va da piazza san Firenze alle Logge del Grano si chiama via dei
Leoni. Di quello che oggi noi considereremmo il robot per antonomasia, un leone
in grado
di camminare da solo e aprire il petto, non ci è giunto però nulla
a opera di Leonardo.
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