ENGLISH VERSION
 
   
 

Copyright Leonardo3 - All rights reserved.

vai al sito TRIENNALE DESIGN MUSEUM >>

 
 
   
CONTACT US  
IMAGES & EXHIBITION LICENSING  
 
Scarica tutte le immagini: leone_meccanico_triennale_design.zip (ZIP 8,4 MB)
 

Il Leone meccanico è stato selezionato per l'esposizione "Quali cose siamo", un progetto che la Triennale di Milano dedica al design italiano.

Leonardo da Vinci viene presentato nella veste di precursore del disegno industriale.

Il lavoro realizzato per la ricostruzione del modello nasce da un'approfondita ricerca di ogni elemento possibile per la sua corretta realizzazione. Il principale indizio è stato individuato in una serie di disegni del Codice Madrid I, il più importante dei quali nel foglio 90v.

 
 
 
   
   
   
Non esistono documenti di Leonardo che facciano riferimento chiaro e diretto al progetto. Rimangono solo pochi indizi, il che rende la ricostruzione ancora più misteriosa e affascinante. Di questo leone sono state anche ipotizzate delle fantasiose rappresentazioni grafiche, spesso disegnandolo dorato e in piedi con i gigli che scendono dal petto aperto di fronte al re di Francia.

Quel che è certo è che non esiste nessuna testimonianza diretta. Vasari, Lomazzo e Buonarroti riportano tutti racconti di altri. Pertanto quel che hanno scritto non va necessariamente preso alla lettera e non aiuta più di tanto nel tentare una ricostruzione corretta. In ogni caso, leggendo le loro parole è solo nella Descrizione delle felicissime nozze... del Buonarroti che si parla di un leone che si alza in piedi.

In ogni caso, leggendo le loro parole è solo nella Descrizione delle felicissime nozze... del Buonarroti che si parla di un leone che si alza in piedi. E in questo caso si tratta di un secondo leone, non di Leonardo, costruito per questa celebrazione del 1600. Riteniamo quindi più corretto, nel tentare una ricostruzione dell’automa di Leonardo, non prendere in considerazione il fatto che si alzasse in piedi.

Quel che si può riassumere incrociando le testimonianze è che questo robot doveva assomigliare esternamente a un leone, poteva muoversi in avanti forse imitando la camminata di un felino e sicuramente funzionava tramite ingranaggi. Una volta terminato il suo spostamento, doveva mostrare o far cadere a terra alcuni fiori, probabilmente contenuti in un vano anteriore o nella bocca.

   
   
   
   

 

   
   

Leonardo, da grande osservatore del mondo, scrive brevi note su moltissimi animali. A proposito dei leoni sottolinea particolari come il fatto che tengano retratte le unghie sino a quando non sono sulla preda, che la leonessa abbassa gli occhi dinanzi alle armi e che questi animali temano “lo strepito delle vote carrette e simile il canto de’galli”. Addirittura, per sostenere il concetto della superiorità dell’odorato negli animali rispetto agli uomini, Leonardo scrive:

“Ho veduto nella spezie leonina, nel senso dell’odorato avere parte della substanzia del celabro, discendere in assai capace ricettaculo contro al senso dello odorato, il quale entra in fra gran numero di sacculi cartilaginosi, con assi vie contro l’avvenimento del predetto celabro”.

Si tratta di testimonianze che lasciano presumere non solo la sua osservazione diretta di questi felini, ma addirittura il fatto che li abbia sezionati. È plausibile che possa averli studiati a Firenze, negli ultimi mesi del 1513, dove (dietro il palazzo della Signoria) si trovava il serraglio dei leoni. Ancora oggi la strada che va da piazza san Firenze alle Logge del Grano si chiama via dei Leoni. Di quello che oggi noi considereremmo il robot per antonomasia, un leone in grado di camminare da solo e aprire il petto, non ci è giunto però nulla a opera di Leonardo.

Copyright Leonardo3 - All rights reserved.